Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana
A cura di Sharon Hecker

Si tratta della prima personale mai realizzata in ambito museale ad essere esclusivamente dedicata alle opere in ceramica di Lucio Fontana (1899–1968), tra gli artisti più innovativi, e a suo modo irriverenti, del XX secolo. Sebbene Fontana sia conosciuto soprattutto per le iconiche tele tagliate e bucate degli anni cinquanta e sessanta, Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana, a cura della storica dell'arte Sharon Hecker, pone l'accento su una parte meno nota ma essenziale della sua produzione: il suo lavoro con la ceramica iniziato in Argentina negli anni venti e proseguito poi per tutta la vita.
Con circa 70 opere, alcune delle quali mai esposte prima, provenienti da note collezioni pubbliche e private, la mostra intende far luce sulla portata della visione scultorea di Fontana attraverso un materiale come la creta, rivelando come abbia rappresentato, nel corso degli anni, un terreno di sperimentazione ricco e produttivo. La sua pratica ceramica si sviluppa nell'arco di decenni e in contesti molto diversi: dal primo periodo in Argentina al ritorno in Italia all'epoca del Fascismo, seguito da un ulteriore lungo soggiorno in Argentina durante la guerra e da un nuovo rientro, nel dopoguerra, in Italia della ricostruzione e del boom economico.
Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana invita il pubblico a riconsiderare Fontana non solo come pioniere dello Spazialismo e dell'arte concettuale, ma anche come artista profondamente legato alla materia, attento al potenziale tattile ed espressivo della creta. Dalla mostra emerge un lato più informale, profondo e collaborativo di Fontana, radicato nella fisicità morbida dell'argilla e plasmato da relazioni durature, come quella con il ceramista e poeta Tullio d'Albisola e la manifattura ceramica Mazzotti di Albisola.
Source IAT Venezia
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